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Religioni e riforma giuridica

Il diritto è oggi terreno privilegiato di scambio, confronto e relazione tra culture, ovvero linguaggio dell’universale?

«(…) nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento. (...) Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità, che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé. Alla questione come si possa riconoscere ciò che veramente è giusto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, tale questione è diventata ancora molto più difficile.»
(Benedetto XVI, Discorso al Reichstag di Berlino, 22 settembre 2011)

Il Diritto costituisce ormai la lingua franca dei popoli e delle culture, sotto un duplice profilo. In primo luogo, il diritto rappresenta palesemente un livello privilegiato di scambio, di confronto e di relazione tra le diverse tradizioni e i diversi popoli. Questo diviene evidente se si pone mente, in particolare, ai diritti umani, o a quelli che, con altro lessico, vengono definiti i “diritti fondamentali”. Il motore del cambiamento del Diritto in un Paese è spesso rappresentato dalla recezione del Diritto o della prassi di un altro o da soluzioni raccolte e rilanciate dai trattati internazionali. Quel che accade altrove, dunque, ha un peso crescente per l’esperienza giuridica di ciascun Paese.

In secondo luogo, il diritto ha un ruolo specifico in ciascuna società: un ruolo che non è più ormai solo regolativo, di normalizzazione dei rapporti. L’idea di cambiamento sociale, di evoluzione all’interno di una medesima società sembra quasi assumere inevitabilmente connotati giuridici. Quando si parla di cambiamento, si attinge quasi sempre - e forse anzitutto - all’esperienza giuridica. Pare che quando una società giudica se stessa, o un’altra comunità, cerchi nel Diritto i parametri del giudizio. Il diritto è divenuto, per così dire, uno dei linguaggi in cui parla l’universale.

Anche in questo caso il Marcianum si propone come osservatorio privilegiato e luogo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica proprio sulle implicazioni sociali ed antropologiche della riforma giuridica: qualsiasi catalogo di Diritti ha delle implicazioni economiche e sociali importantissime e - a ben vedere - è esso stesso il prodotto di un certo sguardo sull’uomo che è sempre io-in-relazione.

 

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